“Un divano soffice come una nuvola, sinuoso come le dune del deserto.”
Simone, ragazzo non vedente che tocca una poltrona Adrenalina
Adrenalina incontra Museo Omero e Istituto Cavazza
Il secondo progetto curatoriale “Adrenalina incontra” è dedicato alle persone con disabilità visiva e apre un dialogo multisensoriale tra design, ipovedenti e non vedenti, esplorando un approccio progettuale basato sulla sinestesia. L’obiettivo di Adrenalina è raccontare un design che, non potendo contare sulla fascinazione visiva, vuole far leva su tutti gli altri sensi dell’umano, stimolandoli oltre i tradizionali canoni estetici. L’esplorazione di questo linguaggio e del suo rapporto con la realtà e gli oggetti è iniziata dal Museo Tattile Omero di Ancona, un luogo dove le sensazioni stimolano l’immaginazione di chiunque, indipendentemente dalla capacità visiva. Attraverso il tatto, le audioguide e i supporti in braille, la comprensione degli oggetti si libera dal verbalismo, riconnettendo ogni parola a un’esperienza concreta.
Con l’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza abbiamo sperimentato il design in modo pratico, escludendo la vista e valorizzando ogni altra abilità. I partecipantipo e non vedenti hanno intrapreso un viaggio di scoperta attraverso un workshop di costruzione di divani in miniatura, il contatto diretto con il design di Adrenalina percepito tramite tatto, suono, peso, temperatura e forma, fino alla coprogettazione di un divano con lo Studio Debonademeo.
Da questi incontri è emerso che la bellezza nasce dall’equilibrio tra funzioni, proporzioni e sensazioni, e può essere esplorata senza l’uso della vista. Si attiva così un dialogo di gesti e parole che mette in relazione luoghi, oggetti e persone.
Il progetto “Adrenalina Incontra Museo Omero e Istituto Cavazza” rappresenta un’importante opportunità per l’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna, in quanto esplora il dialogo tra design e disabilità visiva, ponendo al centro l’esperienza sensoriale e la progettazione inclusiva. Il cuore del progetto è la realizzazione di un divano progettato senza l’uso della vista, dando priorità agli altri sensi come il tatto, l’udito e l’olfatto. Il processo ha visto la partecipazione attiva di alcuni corsisti dell’Istituto, coinvolti direttamente nelle fasi di ricerca, esplorazione e ideazione, in collaborazione con Debonademeo Studio.
La proposta ha permesso, a ragazzi e ragazze non vedenti e ipovedenti, un’esperienza immersiva e interattiva, con la possibilità di creare liberamente attraverso i sensi, superando la tradizionale funzione della vista. Questa modalità ha stimolato una nuova forma di creatività, in cui l’assenza di uno dei sensi diventa stimolo per una progettualità alternativa e profondamente umana. L’obiettivo è stato quello di valorizzare le capacità progettuali delle persone con disabilità visiva, riconoscendole come designer a tutti gli effetti e rendendo tangibile una progettazione basata su sensazioni, ascolto e scambio.
Il progetto rappresenta un esempio innovativo di inclusione e partecipazione attiva, in cui il design non solo si adatta alle esigenze delle persone cieche e ipovedenti, ma nasce con il loro contributo diretto, trasformando la percezione del design stesso in uno spazio aperto, accessibile e condiviso da tutti, capace di accogliere e valorizzare ogni diversità.
“Bisognerebbe dire ai genitori:
lasciate toccare! Fate toccare
ai vostri figli le cose, fategli vivere
le esperienze concretamente,
anche a rischio di qualche graffio.”
Pier Michele Borra
“Il divano non è più solo un oggetto estetico
per abbellire uno spazio, ma un elemento
che crea esperienze, mette a proprio agio
e si rende utile alle necessità di chi lo utilizza.”
Valentina
Per il Museo Tattile Statale Omero, essere partner del progetto “Adrenalina incontra Museo Omero e Istituto Cavazza” rappresenta una occasione per portare la nostra missione oltre il contesto dei beni culturali. Da sempre il nostro museo promuove un’arte accessibile, in cui la tattilità e la multisensorialità non sono soltanto strumenti di conoscenza, ma veri e propri linguaggi espressivi. È dunque naturale estendere questa visione al mondo del design, che non riguarda solo l’estetica, ma il modo in cui gli oggetti dialogano con il nostro corpo e i nostri sensi. La collaborazione con Adrenalina e Debonademeo Studio segna un nuovo passo in questa direzione. Abbiamo lavorato insieme per riscoprire il design attraverso il tatto, il suono, il peso, la temperatura e la forma, escludendo la vista come senso predominante. Questa esperienza ci permette di dimostrare che il design può essere inclusivo non solo nell’uso, ma già nella fase progettuale, coinvolgendo persone cieche e ipovedenti nella creazione di oggetti pensati per tutti. Sono certo che il FuoriSalone di Milano sarà un’opportunità per ribadire che l’arte e il design non si guardano soltanto: si toccano, si ascoltano, si vivono.
“Non si tratta di fare beneficenza,
ma di costruire opportunità, professionalità
e occasioni di ricerca.”
Fabio Fornasari
Serie di scatti fotografici che mostrano varie persone durante l’esplorazione di divani e poltrone Adrenalina
Il Museo Tattile Statale Omero è un’istituzione unica dedicata all’accessibilità e alla multisensorialità nell’arte, pensata in particolare per persone cieche e ipovedenti. Fondato nel 1993 dal Comune di Ancona con il supporto della Regione Marche e ispirato dall’Unione Italiana Ciechi, è diventato museo statale nel 1999. Dal 2012 ha sede nella Mole Vanvitelliana, suggestivo edificio settecentesco sull’acqua, e dal 2017 espone la sua collezione in 1700 mq di spazi definitivi, arricchiti nel 2021 dalla sezione Design.
Il percorso espositivo comprende oltre 200 opere, tra riproduzioni di sculture classiche e architetture celebri, modelli architettonici e sculture originali di artisti contemporanei come De Chirico, Pomodoro e Pistoletto. La sezione Design raccoglie 32 oggetti iconici, tra cui la Vespa Piaggio e la Moka Bialetti.
Il museo è completamente accessibile: tutte le opere sono fruibili tattilmente, le didascalie sono in Braille e a forte contrasto, e sono disponibili audioguide, supporti tattili, e percorsi facilitati. Organizza laboratori didattici per scuole e famiglie, corsi di formazione sull’accessibilità museale e mostre itineranti.
Infine, il Museo Omero si distingue per la sua attività di ricerca sulla tiflodidattica, realizzando sussidi tattili, modelli tridimensionali e libri accessibili. Pubblica la rivista “Aisthesis”, dedicata all’arte e alla percezione multisensoriale, e offre consulenze per l’accessibilità ai beni culturali.
L’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna, fondato nel 1881, ha attraversato diverse fasi organizzative, mantenendo sempre l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale delle persone con disabilità visiva. Fino agli anni ’70 ha supportato l’accesso agli studi superiori e universitari di numerosi studenti ciechi. In seguito, ha promosso l’inclusione scolastica attraverso la creazione del Centro regionale per la produzione dei materiali didattici, supportando l’inserimento di bambini ciechi nelle scuole pubbliche.
Per circa vent’anni, ha prodotto materiali didattici e tiflotecnici, tra cui libri di testo in Braille, e attivato corsiuniversitari per insegnanti di sostegno. Dagli anni ’80 ha avviato corsi professionali per centralinisti telefonici e programmatori, rilasciando titoli riconosciuti con il supporto della Regione Emilia-Romagna. Parallelamente, ha promosso la diffusione di libri parlati e periodici audio per ciechi e ipovedenti su scala nazionale.
Dal 1998, ha valorizzato l’arte accessibile con la creazione di un museo di opere tridimensionali e, più recentemente, ha sviluppato uno spazio sperimentale che unisce arte, tecnologia e percezione sensoriale. Negli anni ’90 ha istituito un ambulatorio per l’ipovisione e un centro riabilitativo con ausili specifici e software dedicati.
L’istituto, appartenente alla Consulta tra Antiche Istituzioni Bolognesi, ha inoltre adattato la sua struttura per affrontare forme complesse di disabilità, integrando interventi per deficit sensoriali, fisici e psichici, e ponendosi come punto di riferimento a livello nazionale per la disabilità visiva e non solo.
“È difficilissimo spiegare che cos’è
la bellezza, perché la bellezza è un concetto
assolutamente individuale.”
DANIELA
Roberta, Stefania, Aldo Grassini al Museo Omero esplorano opere d’arte, Luca de Bona e Dario de Meo Art Director guardano in camera
Scatti fotografici di mani che costruiscono divani in miniatura
Milano Design Week 2025
Moscapartners Variations
Palazzo Litta Corso Magenta 24
7/13 Aprile
L’installazione, presentata all’interno della mostra MoscaPartners Variations a Palazzo Litta durante la Milano Design Week 2025, ha proposto un approccio sinestetico e multisensoriale al design, in cui la bellezza si misurava nell’equilibrio tra funzione, proporzione e sensazione.
Al centro dello spazio, in un ambiente immersivo inondato di luce gialla, si trovava il divano Aedo, rivestito in raso giallo, colore tra i più percepibili da chi ha una ridotta capacità visiva, con ricami in braille che riportavano frasi tratte dalle testimonianze dei partecipanti non vedenti e ipovedenti. Tutt’attorno, una serie di monitor, velati da un drappeggio semitrasparente, mostrava un documentario che raccontava la genesi del progetto attraverso video, suoni e parole, restituendo la dimensione corale di un percorso che ha messo in relazione luoghi, oggetti e persone: un dialogo continuo tra mani, voci, oggetti e spazi.
Le visite guidate all’interno di Palazzo Litta, curate da persone non vedenti e ipovedenti dell’Istituto Cavazza, hanno offerto — per la prima volta nella storia della Design Week milanese — la possibilità di un’esplorazione tattile di tutte le installazioni,accompagnata da audioguide per non vedenti, ipovedenti e anche per vedenti bendati. L’installazione ha concretizzato una collaborazione che ha valorizzato accoglienza, benessere e percezione, trasformando il design in un’esperienza condivisa, accessibile e profondamente umana.
Le fasi salienti di questo percorso sono state raccolte in un documentario che sintetizza l’esperienza in un dialogo di gesti e parole, mettendo in relazione luoghi, oggetti e persone, insieme all’installazione del Fuorisalone.
Divano Aedo dentro Palazzo Litta alla Milano Design Week
Nella fase conclusiva del percorso di co-progettazione il concept di Aedo si è evoluto a prodotto reale, materializzandosi là dove tutto è cominciato: in azienda, tra le persone che lo hanno immaginato, raccontato e modellato.
È questo il primo traguardo di un itinerario che ha trasformato ogni forma di vincolo in opportunità, chiudendo un cerchio e aprendo nuove riflessioni sul ruolo del design come strumento di relazione, comprensione e benessere.
Le persone non vedenti e ipovedenti coinvolte nel processo hanno potuto esplorare il divano finito, testandone materiali, ergonomia, accessibilità e qualità sensoriali. Hanno commentato il risultato con libertà e consapevolezza, in un confronto orizzontale con progettisti e tecnici. Partito come ambizioso esperimento interdisciplinare, l’iter di progettazione partecipata ha trasceso l’astratta dimensione concettuale per diventare esperienza reale, concreta, tangibile: un lavoro fondato sull’ascolto, sulla fiducia e sull’assenza di gerarchie.
La genesi di Aedo non ha avuto origine da un’idea individuale trasformata in oggetto universale, ma si è configurata come risposta a una domanda collettiva: “come dovrebbe essere un divano che ti fa sentire bene e che ti sembra bello senza guardarlo?”
La bellezza, in questo processo, ha preso forma oltre lo sguardo: nelle curve, nei materiali, nella temperatura di una seduta. Il divano si è rivelato punto di riferimento nello spazio, mezzo per orientarsi, oggetto insieme intimo e collettivo. Un progetto che non ha “incluso”, ma coinvolto. E che, nel coinvolgimento, ha trovato la sua vera forza progettuale.
“Le mie mani sono i miei occhi, da sempre.”
ROBERTA
Persone non vedenti e ipovedenti esplorano il divano Aedo blu
Aedo
design Debonademeo Studio
e persone non vedenti e ipovedenti
Aedo è il risultato finale di un percorso di accessibilità e design pensato per persone con disabilità visiva. Nasce da un processo di indagine e coprogettazione non convenzionale, in cui il design supera l’idea tradizionale di bellezza e propone un nuovo canone estetico basato sulla percezione. Questo divano non è stato concepito attraverso un approccio visivo, ma tattile: la sua forma è il frutto del dialogo, dell’osservazione e del confronto con chi esplora il mondo attraverso il tatto.
Aedo sovverte le regole percettive legate al colore e alle proporzioni visive, dando priorità alla matericità, alla funzionalità e a nuove modalità di interazione con l’ambiente domestico.
“Volevamo trasformare un racconto orale in un
racconto grafico: il Braille diventa un elemento
decorativo, leggibile sia al tatto che con gli occhi,
creando un linguaggio duplice tra non vedenti
e vedenti.”
Dario
Ogni dettaglio nasce dall’esperienza diretta delle persone ipo e non vedenti coinvolte, che hanno suggerito forme più accoglienti, profili morbidi e superfici differenziate per rendere la percezione più intuitiva e ricca di sfumature. L’incontro con le loro mani ha modellato un divano capace di comunicare senza bisogno della vista, dove ogni curva, ogni piega, ogni variazione di texture è pensata per essere scoperta attraverso il tatto. Non un divano progettato “per” le persone non vedenti, ma “con” loro, per proporre un modello universale adatto a tutti. Evocando la figura classica degli aedi, i cantastorie ciechi che vagavano per le corti narrando miti ed eroi, il divano Aedo racconta e interpreta la meravigliosa quotidianità di chi lo utilizza. È un oggetto che parla a tutti, ricordandoci che il design non è solo immagine, ma esperienza.
“Doveva essere un viaggio nel buio, un viaggio
di analisi interiore… abbiamo invece intrapreso
un viaggio nella luce e nel colore.”
Luca
Divano Aedo blu in diverse posizioni
IN COLLABORAZIONE CON
MUSEO TATTILE OMERO ANCONA
ISTITUTO DEI CIECHI FRANCESCO CAVAZZA BOLOGNA
ARCHITETTO FABIO FORNASARI
PROGETTO CURATORIALE
DEBONADEMEO STUDIO
VALENTINA BIGIARINI
PHOTO / VIDEO
SAVERIO FEMIA
STEFANO BISULLI
PERSONE IPO E NON VEDENTI
SIMONE, CHRISTIAN, ROBERTA, STEFANIA,
ALDO, DANIELA, MARCO, CAMILLA, GENNARO,
GIOVANNI, MARIANO, ANTONIO, VICTOR,
NICOLETTA, ROSA, MICHELA, GERTRUDE
E I CORSISTI DELL’ISTITUTO FRANCESCO CAVAZZA
CANI GUIDA
ITALO, JULIETTE
GRAPHIC & IMAGE
VZNSTUDIO
ART DIRECTION & SET UP
DEBONADEMEO STUDIO